
Rugiada di Gelsomino
Scritto da Dian VAULTIER·Pubblicato il
L'Arte della Profumazione del Tè
Il gelsomino non si apre alla luce del giorno. Al crepuscolo, i boccioli restano chiusi. La notte li chiama.
Il profumo comincia a levarsi - quieto, sospeso - come la foschia del mattino, come il fresco del chiaro di luna.
I fiori vengono raccolti in questo preciso momento. Prima di schiudersi, sulla soglia del profumo.
La rugiada riposa ancora sulla punta delle dita, il gesto semplice, ripetuto, essenziale. Il tè è già in attesa.
La profumazione ha inizio. Fiori e foglie vengono accostati, poi separati. Ancora e ancora.
Per ore, la materia si trasforma senza rivelarsi.

Migliaia di fiori. Non ne rimane nessuno.
Il profumo penetra nel tè, senza traccia, senza eccesso. Solo una presenza.
È una questione di equilibrio. Troppi fiori, e il profumo diventa pesante. Troppo tè, e tutto svanisce.
Così si osserva. Si regola. Si lascia che il tempo faccia il suo lavoro.
L'infusione rivela questo processo invisibile. Un liquore limpido. Un profumo che resta leggero, mai eccessivo.
Al palato: freschezza, morbidezza, limpidezza. Poi una sensazione di calma che si posa. Come un contenuto soffio di primavera.
Rosée de Jasmin. Un tè in cui il fiore non appare più, eppure rimane.