
Alle origini del tè: la leggenda di Shennong
Scritto da Dian VAULTIER·
In Breve
- Il tè non nasce come bevanda di piacere.
- La tradizione cinese colloca la scoperta del tè nel 2737 avanti la nostra era, sotto il regno di Shennong, letteralmente il Divino Coltivatore.
- L'esperienza del sommelier HOLLIN: le origini del tè decifrate da una Casa del Tè purista, senza aromi aggiunti, con sede a Sartrouville (Île-de-France) e che spedisce i suoi tè pregiati in tutto il mondo.
Il tè non nasce come bevanda di piacere. Appare nella tradizione cinese come un rimedio, una pianta antidoto, sperimentata da un sovrano mitico che assaggiava le erbe per conoscerne le virtù e i veleni. Questa origine medicinale spiega ancora oggi perché una foglia di qualità non abbia bisogno di alcun profumo aggiunto.
2737 avanti la nostra era: il Divino Coltivatore e la foglia provvidenziale
La tradizione cinese colloca la scoperta del tè nel 2737 avanti la nostra era, sotto il regno di Shennong, letteralmente il Divino Coltivatore. Gli si attribuiscono l'invenzione dell'agricoltura, dell'aratro e la conoscenza delle piante officinali. Il racconto narra che facesse bollire l'acqua prima di berla, una precauzione igienica notevole per l'epoca, e che percorresse i monti assaggiando le piante una a una per stabilirne gli effetti sul corpo.
Quel giorno, si riposa sotto un arbusto selvatico. Il vento stacca alcune foglie che cadono nella sua acqua fremente. Il liquore si tinge di ambra chiara, si sprigiona un profumo vegetale. Shennong beve e avverte una sensazione di chiarezza, freschezza e limpidezza interiore. La pianta entra allora nel suo repertorio non come un piacere, ma come un agente purificante.
La versione più citata della leggenda va oltre: Shennong avrebbe assaggiato settantadue piante tossiche in un solo giorno e si sarebbe salvato grazie alla foglia della pianta del tè, usata come antidoto. Il dettaglio è importante: fin dalle origini, il tè non è un aroma, è un'azione sull'organismo. La temperatura dell'acqua, fremente e non in piena ebollizione, appartiene già al racconto fondativo e rimane ancora oggi il gesto che determina la finezza di un liquore.
Dalla farmacopea all'arte di vivere
La testimonianza scritta più spesso citata è lo Shennong Ben Cao Jing, il Classico della materia medica del Divino Coltivatore, il più antico trattato di farmacopea cinese compilato sotto gli Han e attribuito dalla tradizione allo stesso Shennong. L'opera classifica centinaia di sostanze vegetali, minerali e animali secondo la loro natura e il loro uso. Il tè vi figura tra le piante benefiche, associato alla vigilanza, alla chiarezza mentale e all'eliminazione delle tossine.
Per secoli, dunque, la foglia rimane un oggetto di cura prima di diventare un oggetto di gusto. Viene consumata compressa, bollita, talvolta mescolata con zenzero, sale o cortecce. La svolta avviene sotto i Tang, nell'ottavo secolo, quando Lu Yu redige il Cha Jing, il Classico del tè, e separa finalmente la bevanda dal semplice decotto medicinale. Codifica l'acqua, il fuoco, gli utensili e il gesto. Il tè diventa un'arte.
Questa transizione dalla farmacopea all'arte di vivere non cancella l'origine, la sublima. La distinzione tra una infusione di piante e un vero tè, ottenuto dal solo Camellia sinensis, risale esattamente a questa storia. È anche ciò che separa una foglia lavorata da una preparazione aromatizzata.
Ritrovare la purezza originaria con HOLLIN
Il Camellia sinensis rimane una pianta unica, complessa, capace di produrre da sola note di castagna, iodio, fiore bianco o legno umido a seconda della cultivar, dell'altitudine, della raccolta e del metodo di essiccazione. I nostri tè provengono dallo Hunan, regione di nebbie e rilievi, da produttori che lavorano la foglia intera e non il frammento.
Da HOLLIN, nessuna foglia riceve aromi artificiali. Questo rifiuto non è una presa di posizione estetica, è la conseguenza diretta dello spirito di Shennong: se la pianta è già un rimedio completo, ricoprirla con un profumo superficiale significa mascherare proprio ciò che si cercava. I nostri tè verdi e i nostri tè neri si degustano puri, così come la foglia li offre.
Quale tè HOLLIN si avvicina all'infuso originario?
Per rivivere l'esperienza di Shennong, bisogna scegliere una foglia pochissimo trasformata. Il tè verde puro, semplicemente appassito e poi fissato con il calore per bloccare l'ossidazione, e il tè bianco, essiccato all'aria quasi senza alcun intervento, sono le due famiglie più vicine alla foglia caduta nell'acqua fremente. Nessuna tostatura intensa, nessuna lunga ossidazione, nessuna aggiunta: solo la pianta, l'acqua e il tempo.
Scaldate l'acqua a circa 75 gradi, lasciate che la foglia si dispieghi per due o tre minuti e osservate il liquore colorarsi lentamente. È il gesto più antico del tè, ancora intatto.
Domande Frequenti (FAQ)
- Chi ha inventato il tè secondo la tradizione cinese?
- La tradizione attribuisce la scoperta del tè a Shennong, il Divino Coltivatore, imperatore mitico dell'antica Cina considerato il padre dell'agricoltura e della farmacopea. La data tramandata dai racconti è il 2737 avanti la nostra era. Non si tratta di un'invenzione in senso tecnico, ma di una scoperta fortuita: foglie di una pianta selvatica del tè cadute nella sua acqua calda, delle quali constata poi gli effetti purificanti.
- Shennong è realmente esistito?
- Nessuna prova archeologica attesta l'esistenza storica di Shennong, che appartiene al corpus dei sovrani mitici cinesi. Il trattato che porta il suo nome, lo Shennong Ben Cao Jing, è invece reale: compilato sotto la dinastia Han, costituisce il più antico classico della materia medica cinese. Shennong è dunque una figura fondativa, un modo di raccontare un sapere botanico accumulato nel corso dei secoli da numerosi praticanti anonimi.
- Perché l'acqua fremente è importante per preparare il tè?
- Un'acqua in piena ebollizione brucia la foglia, estrae troppo rapidamente le catechine e i tannini e produce un liquore amaro e astringente. Un'acqua fremente, tra 70 e 85 gradi a seconda della famiglia di tè, libera dapprima gli amminoacidi e i composti aromatici volatili, dando così una tazza rotonda e leggibile. È quanto descrive già la leggenda di Shennong, che portava l'acqua a fremere e non a un'ebollizione prolungata.